Odontoiatria olistica
PNEI - Psico Neuro Endocrino Immunologia

La  Psico Neuro Endocrino Immunologia è un termine complesso (e anche difficile da pronunciare, per cui viene spesso sostituito dall’ acronimo PNEI) con il quale si indica la disciplina scientifica che si occupa delle relazioni tra il funzionamento del cervello le attività del sistema immunitario, partendo da un concetto già elaborato da Ippocrate più di duemila anni addietro: "II più grande errore dei nostri tempi è separare la psiche dal soma". La PNEI parte dall’assunto che i processi psicologici, il sistema nervoso, l’apparato endocrino e quello immunitario non siano elementi disgiunti e autonomi, ma funzionino come un apparato unitario. Per questo motivo lo squilibrio che coinvolge uno di questi elementi si riflette direttamente su tutti gli altri, provocando un’alterazione dell’omeostasi (la condizione generale di salute  e di equilibrio del nostro corpo) e il conseguente  il manifestarsi di patologie di varia natura. Questi processi sono regolati dall’ipotalamo, la regione del nostro cervello che controlla praticamente tutte le funzioni principali del nostro organismo e da cui dipende il suo perfetto funzionamento e il mantenimento di uno stato di salute ottimale.
Negli ultimi anni numerosi studi scientifici hanno evidenziato la presenza di un flusso bidirezionale di informazioni tra il sistema neuro-endocrino e il sistema immunitario, che si traduce in una mutua regolazione delle loro rispettive funzioni. Il sistema immunitario per certi versi può essere considerato un organo di senso (come la vista, l'udito, l'olfatto, il gusto o il tatto) deputato a riconoscere stimoli "microscopici" quali virus, batteri e tossine e a distruggerli, preservando la salute dell’organismo in stretta collaborazione con il sistema nervoso e quello endocrino. Stimoli di natura cognitiva quali ansia, solitudine o paura si traducono in segnali che possono interferire con la reazione immunitaria. Ciascuno di noi ha sperimentato come, in situazione di stress sia psichico che fisico, ci si ammali più facilmente: quando queste situazioni sono estremizzate nell’intensità e nella durata, gli effetti nocivi possono produrre danni cerebrali anche molto gravi e l’abbassamento delle difese immunitarie, rendendoci più vulnerabili nei confronti di virus, microbi, funghi e altri tipi di parassiti.

La PNEI è una disciplina formatasi solo di recente, che si prefigge di far convergere nel suo raggio d’azione gli studi relativi alle scienze  comportamentali, le neuroscienze, l'endocrinologia e l'immunologia: tutti campi che si sono sviluppati in maniera autonoma e spesso disomogenea da almeno due secoli, e ai quali si cerca di fornire un paradigma unitario e coerente. Siamo quindi di fronte ad una disciplina ancora in una fase embrionale, ma ricca di enormi potenzialità per l’effettiva comprensione dei processi mentali e delle complesse interrelazioni che regolano il sistema di controllo omeostatico dell’individuo. Mentre in altri paesi la PNEI presenta connotazioni  più vicine alla psicobiologia, in Italia il termine è generalmente associato alle terapie non convenzionali e alla medicina olistica, che affronta le patologie dei pazienti mettendole in relazione con  il benessere interiore e i bisogni spirituali dell’individuo, ed è generalmente affiancato nelle prescrizioni terapeutiche da discipline quali l’Omeopatia, l’Omotossicologia , l’Agopuntura e la Riflessologia. L’applicazione dei principi della PNEI rientra in una filosofia che tende a focalizzare l’interesse del medico sul paziente in quanto individuo (e in questa ottica l’opposizione tra medicina tradizionale e terapie non convenzionali si configura come un’autentica sciagura ideologica in cui i veri sconfitti sono coloro che hanno necessità di cure adeguate e di chiarezza),  rifuggendo da facili derive new-age ma allo stesso tempo sottraendo il ruolo del medico a quello di semplice dispensatore di farmaci e mero esecutore di scorciatoie terapeutiche consolidate: ogni azione curativa  deve prescindere dall’applicazione di ciò che funziona meglio su basi statistiche e privilegiare un approccio empatico, che metta in primo piano il paziente, assecondando il principio che prima viene la persona e poi la malattia.

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